Profilo

L’esperienza artistica (come pratica e come fruizione) è considerata, nella nostra cultura, una dimensione separata dalla vita quotidiana e prerogativa di “specialisti” detentori di un sapere difficilmente accessibile.

Riportare tale dimensione alla luce della quotidianità dell’esperienza di ogni essere umano è il tentativo ben riuscito di Monica P. la dimensione immaginativa, la dimensione del vissuto corporeo, la dimensione emozionale-empatica, la dimensione comunicativo-relazionale nelle sue pitture si ricompone e si frammenta allo stesso tempo, perché la rapidità e purezza di un sentire infantile è il mezzo più diretto per arrivare a questa sublimazione.

In Immaginazione e creatività nell’età infantile,Vygotskij tratta l’immaginazione come facoltà essenziale nella vita dell’uomo: «L’attività creativa […] rende l’uomo un essere rivolto al futuro, capace di dar forma a quest’ultimo e di mutare il proprio presente». L’immaginazione è una facoltà essenziale del creare, del progettare, ma anche del conoscere.

La separazione tra anima e corpo, viene oggi superata nella consapevolezza che noi non ci troviamo di fronte a due entità separate; l’integrazione di spirito e corpo è particolarmente evidente nel processo creativo. L’artista ritrova sotto il sapere oggettivo e logocentrico una realtà più profonda fatta di sensazioni, vissuti, immagini, emozioni, tremori; ritrova prima di tutto il contatto col proprio corpo. È attraverso il vissuto corporeo che noi possiamo interrogare noi stessi. Nei dipinti di Monica P. le sensazioni corporee stanno al centro dell’attenzione, e il corpo non sta in secondo piano, ma è il luogo dove le immagini, i ricordi, i desideri, le emozioni, le parole, “prendono corpo”. Il corpo è fonte di esperienza e conoscenza. L’ascolto delle proprie sensazioni è esperienza che conduce ad una maggiore consapevolezza della vasta gamma di vissuti che emergono alla nostra attenzione. La mente va avanti sulla base di rappresentazioni sedimentate, senza aprirsi a nuove modalità di ascolto. La ricerca ed il linguaggio pittorico di Monica P. consiste proprio nell’aprirsi a un nuovo ascolto, orientando l’attenzione là dove la routine tende a offuscare ogni visione.

Non dobbiamo trascurare che l’attività artistica è un indispensabile moltiplicatore di conoscenze, un modo di interrogarsi sulle cose, di porsi e di risolvere dubbi e incertezze, e, nello stesso tempo, di esplorare l’ambiente e di agire in esso. Il bambino, quando cerca di ricordare le caratteristiche di un oggetto o vuole spiegarlo a qualcuno, si aiuta con la matita; quando disegna diventa spettatore partecipe e curioso della realtà, perché ha un bisogno continuo di chiarirsi le idee, di cercare risposte, di comunicare scoperte. Ciò lo induce all’attenzione e lo rende sensibile a tutto ciò che succede intorno a lui. Così come nel gioco, la ripetizione di segni, forme, moduli, schemi ha carattere essenzialmente comparativo e classificatorio, in quanto permette al bambino di impossessarsi di particolari aspetti del reale e di farne punti di partenza per successive osservazioni riflessive ed elaborazioni logiche.

Alla base dell’attività grafica infantile c’è una tensione emotiva estremamente fragile e magmatica, che contribuisce pian piano alla definizione del personale mondo interiore del piccolo. I dipinti di Monica P. ci riportano nel mondo infantile, puro ed incontaminato e diventano testimonianza di qualcosa che l'adulto ha vissuto e vive; ci permette di ri-vivere quelle sensazioni, quelle emozioni che, giorno dopo giorno,  si sono strutturate nel tempo in noi adulti come universo dei sentimenti. E’ prototipo espressivo dell’intera personalità, via d’accesso privilegiata allo spazio interiore, con tutti i suoi stati d’animo, i suoi desideri, le sue paure, i suoi bisogni. Con i suoi quadri, Monica P. si rifà alla realtà per inventare una realtà altra e propria.

Guido Cabib